«La terra e quanto contiene non possono appagare un’anima immortale più di quanto un pizzico di farina, in bocca ad un affamato, possa saziarlo».
(da un’omelia di S. Giovanni Maria Vianney, Curato D’Ars)
O Anima, hai fame e sete. La tua fame e la tua sete non si appagano, tu continui a cercare, nello scorrere dei giorni, nel mistero nascosto all’interno dei gesti quotidiani; al di là di ciò che vedi, senti, tocchi, sperimenti, eppure al centro stesso di ciò che vivi. Interroghi te stessa, i tuoi giorni, il mondo intorno a te… dove troverai risposta?
Eppure altri, prima di te, si sono posti le stesse domande e, arsi dalla medesima sete, hanno attinto ad una fonte antica e sempre nuova…
«Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in Te…» (Sant’Agostino d’Ippona – Confessioni 1, 1, 1).
Vogliamo tornare anche noi alla fonte. Al di là di tutte le parole, tornare alla Parola, al Verbo che, solo, salva. Vogliamo riscoprire ciò che coloro che ci hanno preceduto, i nostri padri, avevano compreso del Vangelo, riscoprire come lo “traducevano” nella loro vita, nei loro scritti ma anche nella liturgia, nell’arte, nel canto e nell’architettura.
Monica Granata