“Ecumenismo o coalizione?” – Matta El Meskin
Atteggiamento estremamente pericoloso è quello di lasciarsi confondere dai sentimenti e permettere loro di condizionare e impregnare le nostre ricerche sull’unità cristiana. Questa deve essere perseguita solamente attraverso lo Spirito, senza nessuna ingerenza della carne o di mozioni affettive: “Ciò che è generato dalla carne è carne, e ciò che è generato dallo Spirito è spirito” (Gv, 3,6). L’appagamento dei sentimenti, pure se può apparire cosa giusta e bella, è tuttavia incapace, a livello dello spirito, di rispondere ai diritti della verità: la verità, al limite, è al di là del sentimento: “Quelli che vivono secondo la carne non possono piacere a Dio” (Rm 8,8). Infatti il sentimento, anche quando sembra accordarsi con lo spirito nell’iniziale cammino verso la verità, rappresenta tuttavia un pericolo capace di scoraggiare l’uomo e di ributtarlo indietro nella sua ascesa verso la verità.
Il sentimento lavora inconsciamente a vantaggio della carne; anche quando si sottomette allo spirito non è che uno stratagemma per appropriarsene i valori e volgerli a utilità della gloria personale.
Se l’unità degli uomini, pur sotto motivazioni apparentemente spirituali, viene fondata sul sentimento, essa non serve che all’orgoglio dell’uomo, all’esaltazione dell’ “io” umano; Dio, nel caso, risulta appena un valore aggiunto all’uomo! Decisioni e negoziati diventano allora una specie di tentativo – serio – di ritrovare una lingua che serva al dialogo tra “gli uomini di Babele”, al fine di poter riprendere la costruzione della torre celeste!
L’ “io” è in verità la causa della divisione che regna nel mondo intero e in modo particolare nella Chiesa. Dio chiede l’unità degli uomini in modo da essere “Lui” il capo: “Che essi siano una cosa sola in noi” (Gv, 17, 21). L’unità divina degli uomini equivale dunque all’abbandono dell’ “io” sia individuale che collettivo da parte dell’uomo.
(Matta El Meskin, Ecumenismo o coalizione?, in Lettere ’70, 4 1970, p. 2)