L’unità è dono dello Spirito – Matta El Meskin
L’unità è uno dei desideri di Dio che Cristo ci ha rivelato: “Che siano una cosa sola in noi” (Gv 17, 21). È dunque il cuore che la cerca e con esso la contempla, qualora Cristo in verità sia dentro il cuore: “Che Cristo abiti nei vostri cuori mediante la fede” (Ef 3, 17).
L’unità attualmente è ricercata in ogni campo come una realizzazione obiettiva che dovrebbe preparare l’unione di tutti in Dio: ciò non è che un’illusione. L’unità non può essere separata da Dio neppure provvisoriamente, come via per accedere a Dio; l’unità sarà un’unità reale quando tutti si ritroveranno in Dio. L’attuale ricerca dell’unità è portata avanti con il metodo razionale esposto alle insidie del sentimento: è una forma “spiritualizzata” della ricerca scientifica.
Ma l’unità non è un oggetto di scienza; non soggiace al processo della conoscenza basata sulla distinzione tra il giusto e il falso, tra il bene e il male. L’unità è una verità; la verità si comunica con l’ispirazione; l’ispirazione si fissa dapprima nel cuore, in seguito nel pensiero: “Il nostro cuore non ci bruciava forse in petto mentre egli ci parlava? E i loro occhi si aprirono ed essi lo riconobbero” (Lc 24, 31-32).
Tale ordine di successione appare ancora più chiaro nella lettera agli ebrei: “Questa è l’alleanza che io contrarrò con essi dopo quei giorni, dice il Signore: inserirò le mie leggi nei loro cuori e nelle loro menti le scriverò” (Eb 10, 16). L’ispirazione non trascura mai l’intelligenza, ma questa non tiene in alcun conto l’ispirazione.
Noi non vogliamo tralasciare la ricerca dell’unità; su un piano razionale la ragione smaschera gli errori degli uomini e li confuta: tale è la sua competenza, fondata sull’analisi e “per quel poco che è utile”. Tuttavia l’unità è impressa nell’anima, con edificazione di sé e la fusione delle sue forze. Questo compete allo Spirito: lo Spirito libera, perdona, unifica.
L’unità è oltre la possibilità della ragione; ciò che la ragione potrà fare sarà di comprenderla, una volta realizzata; ma essa non saprà afferrare nella sua profondità il “come” nel suo avverarsi: “Il Regno di Dio non è avvertito nel suo venire” (Lc 17, 20).
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Se noi desideriamo la vera unità, la dobbiamo chiedere e cercare in Dio, nella sua presenza, e non come una teoria obiettiva separata da Dio, qualunque sia la sua forma teologica.
Alla presenza di Dio il pensiero dell’uomo si mette in posizione di “risposta” e non di “proposta”. Questo atteggiamento di “risposta” è il risultato delle realizzazioni più robuste e più violente del cuore, reazioni che fanno eco all’aspirazione la quale accompagna e segue la presenza divina. È dunque con il cuore che viene cercata l’unità e in esso la si riconosce attraverso la venuta di Dio è in sua presenza.
L’unità al di fuori della presenza divina non è che un’idea, un oggetto, un’aspirazione, ma solamente alla presenza di Dio essa si fa reale e visibile, traboccante e viva, così molti ne vivono.
(Matta El Meskin, Ecumenismo o coalizione?, in Lettere ’70, 4 1970, p. 12)