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Riflessioni

2 Febbraio, Presentazione di Gesù al Tempio – L’incontro dell’uomo vecchio con l’Uomo nuovo

Presentazione al tempio, Stavrinikita 1546

La festa dell’ hypapànte, o dell’Incontro di Nostro Signore, Dio e Salvatore Gesù Cristo, ha origini antiche; testimoniata già da Egeria nella seconda metà del IV secolo, nel V-VI sec. si celebra già ad Alessandria, ad Antiochia ed entra a Costantinopoli nel 542. Alla fine del VII secolo viene introdotta a Roma da papa Sergio I (687-701), di origini orientali, che vi introdurrà anche le feste della Natività di Maria (8 settembre), dell’Annunciazione (25 marzo) e della Dormizione della Madre di Dio (15 agosto).

Nella Chiesa d’Occidente è stata mantenuta la solenne processione e la benedizione delle candele, come avveniva a Gerusalemme nel IV secolo, da cui il nome Candelora.

Questa festa ci ricorda che il quarantesimo giorno dopo la nascita del suo figlio primogenito, Maria lo portò nel Tempio, secondo quanto prescritto dalla Legge mosaica, per offrirlo al Signore e per riscattarlo attraverso il sacrificio di una coppia di tortore o di colombi (Lc 2,22-37). In questa occasione Colui che in precedenza aveva dato la Legge a Mosè si sottomette ai precetti della Legge, per testimoniare come, per amore degli uomini, si sia fatto uno di loro. Inoltre l’offerta di Gesù al Padre, compiuta nel Tempio, prelude alla sua offerta sacrificale sulla croce. Continua a leggere

Un amore autentico ed efficace – Louis-Joseph Lebret

 

La carità comporta che “l’altro” sia amato “affinché sia in Dio”. È la logica dell’imperiosa esigenza del come te stesso (Mt 22, 39). Non si ama veramente se non si vuole per il proprio amico il più grande e il miglior bene. Ciò non vuol dire che si cercherà di imporgli la propria fede. La fede è dono di Dio, la risposta di Dio all’uomo di buona volontà che vuole liberarsi dei falsi dei. È necessario fornire all’uomo di buona volontà l’occasione di porsi delle questioni sul senso della vita e sulla chiamata di Dio.

Amare gli altri perché siano in Dio non esclude la volontà di renderli uomini; amati in Dio, essi sono veramente amati per se stessi e totalmente. In qualunque modo li si aiuti a crescere non si deve mai cercare di asservirli, “possederli”, “averli”. Per se stesso, l’amore in Dio è un amore integrale; se vuole la crescita dell’altro, ciò comporta anche l’amore e il rispetto della sua libertà. Continua a leggere

La preghiera: non un’azione ma uno stato – Cristina Campo, dall’Introduzione ai “Racconti di un pellegrino russo”

Chi la confessava più [l’orazione] per ciò che realmente era, via regale di trasmutazione dell’anima in vista dell’unione con Dio e dell’assimilazione a Lui? Non un’azione ma uno stato. Preghiera di “pura adesione” dei mistici. Orazione litanica o giaculatoria, perfettamente gratuita, prediletta da tutti i Santi. “Mio Dio e mio tutto” ripetuto da Francesco d’Assisi, faccia a terra, durante un’intera notte.

(…)

Resta l’enigmatico precetto che è il cardine su cui ruota non il Pellegrino soltanto ma tutta la contemplazione bizantina: “discendere dentro il proprio cuore”, “riportare la mente nel cuore”, Continua a leggere

E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Mc 1, 14-20
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

«Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve» (1 Cor 7, 29). Sarà stata questa brevità che hanno avvertito i primi apostoli, quando hanno visto Gesù passare lungo il mare di Galilea. Egli disse: “Venite” e loro subito, immediatamente, lasciarono le loro reti e lo seguirono. Continua a leggere

Ut unum sint

Ut unum sint 

Se pure una pioggia di lacrime bagnasse i nostri pensieri

e i nostri sentimenti

e le nostre azioni

per la lacerazione sanguinante di una lunga divisione,

tale pioggia – solo umana – mai basterebbe a purificarci da ogni ragione e da ogni verità non condivisa.

Solo l’acqua del Tuo costato ferito

potrebbe -

potrà.

Solo sotto la Tua croce

là dove è nata la prima volta,

può trovare nuova forza e unione

la Tua Chiesa.

Solo ai Tuoi piedi,

possiamo sperare di ricevere

da Te solo,

il dono.

Monica Granata

«Il tuo volto, Signore, io cerco»

«Il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto»
(Sal 27, 8-9)

Quando diciamo “cerco il Tuo Volto”, in quel Volto amato cerchiamo anche i volti perduti di coloro che ci hanno preceduto e, io credo, anche i volti immaginati e desiderati dei figli che, affacciatisi a questa vita, non hanno potuto nascere.

In Lui, nel suo Volto, vivono nascosti tutti i loro volti.

(Monica Granata)

Il Signore ha manifestato la sua salvezza

«Il Signore ha manifestato la sua salvezza, agli occhi dei popoli ha rivelato la sua giustizia» (Sal 97, 2).

«L’Epifania, la “manifestazione” del nostro Signore Gesù Cristo, è un mistero multiforme. La tradizione latina lo identifica con la visita dei Magi al Bambino Gesù a Betlemme, e dunque lo interpreta soprattutto come rivelazione del Messia d’Israele ai popoli pagani. La tradizione orientale, invece, privilegia il momento del battesimo di Gesù nel fiume Giordano, quando egli si manifestò quale Figlio Unigenito del Padre celeste, consacrato dallo Spirito Santo. Ma il Vangelo di Giovanni invita a considerare “epifania” anche le nozze di Cana, dove Gesù, mutando l’acqua in vino, “manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui” (Gv 2,11)».
(dall’omelia del 6 gennaio 2009 del Santo Padre Benedetto XVI) Continua a leggere

I Magi, il battesimo nel Giordano, le nozze di Cana nell’inno di sant’Ambrogio – di Inos Biffi

I Magi, il battesimo nel Giordano, le nozze di Cana nell’inno di sant’Ambrogio

Più luce alle stelle
Più sapore al vino

di Inos Biffi

L’inno canta le epifanie del Signore o le manifestazioni del suo intimo mistero avvenute nel battesimo al Giordano, nella luce della stella apparsa ai Magi come guida verso Betlemme, e nella conversione dell’acqua mutata in vino a Cana: i tre “miracoli”.
La Chiesa di sant’Ambrogio celebrava i tre “miracoli” – gli stessi oggi commemorati della liturgia milanese – ormai distintamente dalla memoria del Natale, per il quale lo stesso vescovo aveva composto l’inno che celebrava la venuta del Verbo nella carne e il suo presepe. Continua a leggere

O beata solitudo! – Thomas Merton, “La montagna dalle sette balze”

Tutto è tranquillo.

Il sole del mattino splende sulla portineria che è appena stata rimessa a nuovo. Di qui sembra che il frumento cominci già a maturare sul poggio di San Giuseppe. I monaci che fanno il ritiro per prepararsi al diaconato stanno zappando nel giardino della Foresteria.

Tutto è tranquillo. Penso al monastero in cui mi trovo. Penso ai monaci, miei fratelli, miei padri.

Vi sono quelli che hanno mille cose da fare. Alcuni devono occuparsi del cibo, alcuni delle vesti, alcuni delle condutture, altri del tetto. Alcuni rimettono a nuovo le pareti, alcuni scopano le stanze, altri lavano il pavimento del refettorio. Uno si avvicina agli alveari con una maschera e toglie il miele. Tre o quattro stanno in una stanza a battere tutto il giorno a macchina le risposte alle lettere di gente che scrive chiedendo preghiere perché si sente infelice. Altri ancora Continua a leggere

Povera, umile, casta famiglia

 

«Famiglia, diventa ciò che sei»

(Robert Baden-Powell)

 

La famiglia è per eccellenza il luogo dell’amore, del dono, del servizio. È scritto nel suo stesso nome: “famiglia”, da “fàmulus”, “servitore”. Se la famiglia è vera, è un luogo dove i genitori servono i figli e, divenuti vecchi, sono da essi serviti. È il luogo dove si va davvero alla scoperta dell’altro, dove si impara a stare con lui, a mettere da parte i propri innati egoismi e si viene educati al servizio del prossimo.

Una volta stavo parlando con una conoscente che aveva una bambina di un paio d’anni o giù di lì e le chiesi se aveva preso in considerazione l’idea di un altro figlio. Lei mi rispose che per il momento non se ne parlava, perché sarebbe stato un modo sicuro per far soffrire la primogenita, che avrebbe visto il proprio “territorio” invaso e si sarebbe sentita inevitabilmente messa da parte. Continua a leggere